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Detraibilitā dei premi assicurativi
21/07/2009In base all’articolo 15, comma 1, lettera f) del TUIR (come modificato dall’articolo 13, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 18 febbraio 2000 n. 47 e dall’articolo 10, comma 1 del D.Lgs. 12 aprile 2001 n. 168) il contribuente può detrarre dall’imposta lorda, purché non risultino deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo, i premi versati, per sé o per i propri familiari a carico, per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5 per cento da qualsiasi causa derivante, ovvero di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se l’impresa di assicurazione non ha facoltà di recesso dal contratto, per un importo complessivamente non superiore a euro 1.291,14. Il decreto, modificativo del trattamento fiscale dei contratti assicurativi, distingue tra: contratti di assicurazione che hanno ad oggetto il rischio morte, l’invalidità permanente e la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, per i quali risultano detraibili i premi versati ed esenti le rendite che ne derivano e contratti di assicurazione sulla vita con capitalizzazione dei premi versati, che hanno natura prevalentemente finanziaria, per i quali, a partire dal 2001, è prevista l’indetraibilità dei premi e la tassazione delle rendite o del capitale. Riguardo all’oggetto assicurativo che, in base alla nuova normativa, risulta agevolabile, la circolare n. 29/E del 20 marzo 2001, riporta alcuni chiarimenti e precisazioni, ed in particolare:

1. Nell’ambito dei contratti aventi per oggetto il rischio morte rientrano non solo quelli che prevedono l’erogazione della prestazione esclusivamente in caso di morte, ma anche quelli “di tipo misto”, che in alternativa ricollegano la prestazione alla permanenza in vita alla scadenza del contratto. In tal caso, però, solo la parte di premio riferibile al rischio morte è detraibile.

2. Per quanto riguarda i contratti aventi ad oggetto il rischio di invalidità permanente, la detrazione è consentita con riferimento ai premi se l’invalidità permanente è derivante da “qualsiasi causa”, quindi sia se è causata da infortuni sia se deriva da malattia, purché l’invalidità non sia inferiore al 5 per cento. Nel caso in cui la polizza malattia o infortuni sia finalizzata a garantire un risarcimento anche in caso di invalidità inferiore a tale limite percentuale, la detrazione sarà riconosciuta con riferimento alla sola quota parte del premio corrisposto limitatamente alla copertura del rischio di invalidità non inferiore al 5 per cento. Tenuto conto delle specificità che di frequente si riscontrano in tali contratti, quali, nelle assicurazioni individuali, l’indicizzazione dei premi e, in quelle di gruppo, la varietà delle condizioni che regolano la copertura del rischio, la quota di premio cui spetta la detrazione d’imposta potrà essere individuata anche in modo forfetario, sulla base di dati obiettivi desunti dall’esperienza del portafoglio assicurativo. Questa quota deve essere indicata separatamente, nel contratto di polizza e nelle comunicazioni annuali all’assicurato, in valore assoluto o in percentuale del premio complessivo. Sono escluse dal beneficio della detrazione, le somme versate per garantire la copertura del rischio di invalidità temporanea, anche se totale.

3. Per quanto riguarda le polizze assicurative aventi ad oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, la lettera f), comma 1, dell’articolo 15 del TUIR riconosce la detrazione con riferimento al relativo premio se l’impresa di assicurazione non ha facoltà di recesso dal contratto e prevede che le caratteristiche alle quali devono rispondere tali contratti devono essere stabilite con decreto del Ministero delle finanze, sentito l’Istituto per la Vigilanza delle Assicurazioni Private (ISVAP). Con decreto del Ministro delle finanze del 22 dicembre 2000, è stato previsto che la detrazione di cui alla menzionata lettera f) compete per i premi relativi a contratti che assicurano il rischio di non autosufficienza nel compimento in modo autonomo degli atti della vita quotidiana e che tali atti sono quelli concernenti l’assunzione di alimenti, l’espletamento delle funzioni fisiologiche e dell’igiene personale, la deambulazione e l’indossare gli indumenti. Viene considerato non autosufficiente anche il soggetto che necessita di sorveglianza continuativa e quello incapace di svolgere, anche solo in parte, uno o più dei predetti atti. Lo stesso decreto stabilisce le caratteristiche alle quali devono rispondere tali contratti, che possono essere stipulati nell’ambito dell’assicurazione malattia o dell’assicurazione sulla vita e devono prevedere la copertura del rischio per l’intera vita dell’assicurato. Se i contratti vengono stipulati nell’ambito delle assicurazioni sulla malattia, tale condizione si realizza attraverso contratti che prevedono una durata di dieci anni e il rinnovo obbligatorio da parte dell’impresa assicuratrice ad ogni scadenza, senza alcuna facoltà di recesso da parte di quest’ultima. In caso di polizze collettive stipulate dal datore di lavoro, la copertura del rischio deve riguardare almeno tutta la durata del rapporto di lavoro dell’assicurato. I contratti così stipulati devono disciplinare i diritti dell’assicurato riguardanti il recesso e la riduzione della prestazione assicurata e possono prevedere la facoltà dell’impresa assicuratrice di variare, ad intervalli non inferiori a cinque anni, l’importo dei premi in base all’evoluzione dell’esperienza statistica riferita alla collettività.

Per le assicurazioni che prevedono il riscatto, nella polizza deve essere evidenziata la parte di premio che si riferisce alla prestazione per il rischio di non autosufficienza, per la quale spetta, pertanto, la detrazione di imposta. In base all’articolo 16 del D.Lgs. n.47 del 2000, modificato dal D.Lgs. n.168 del 2001, il nuovo regime tributario si applica ai contratti “stipulati o rinnovati” a decorrere dal 1 gennaio 2001. L’espresso riferimento ai contratti “rinnovati”, assente nell’originaria formulazione della norma e introdotto dal decreto legislativo n. 168 del 2001, ha particolare rilevanza poiché riconduce specificatamente nell’ambito applicativo della nuova disciplina anche i contratti stipulati entro il 31 dicembre 2000, se rinnovati successivamente a tale data.

Secondo la circolare n. 29 del 2001 l’espressione “rinnovati” comprende anche l’ipotesi di tacita rinnovazione o proroga del contratto. In sostanza la modifica del termine finale di efficacia del contratto, sia pure nella forma di tacito consenso o di comportamento concludente (es. mancata disdetta), è considerata alla stregua di un nuovo accordo contrattuale e assoggettata alla medesima disciplina tributaria. La continuazione del rapporto contrattuale alla scadenza del contratto, anche se in forza del silenzio delle parti reso significativo da una espressa previsione negoziale, consegue a una manifestazione attuale del consenso e costituisce una manifestazione di volontà autonoma e indipendente rispetto a quella originariamente espressa.

Sull’argomento sono intervenute alcune risoluzioni dell’Agenzia dell’Entrate.

La risoluzione n. 229/E del 12 luglio 2002 ha specificato che anche i contratti, in cui il differimento del termine di scadenza consegue all’esercizio di un diritto di natura potestativa attribuito ad una sola delle parti dell’originario rapporto contrattuale, debbono considerarsi “rinnovati” ai sensi dell’articolo 16 del predetto decreto legislativo n. 47 del 2000 e sono pertanto assoggettati al regime previsto dall’articolo 13 del medesimo decreto legislativo n. 47.

Con la risoluzione n. 378/E del 3 dicembre 2002 e successivamente con la risoluzione n. 143/E del 4 ottobre 2005, L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai vecchi contratti di assicurazione vita, stipulati entro il 31 dicembre 2000, con previsione di apposita clausola la cui accettazione da parte dell’assicurato prevede il versamento di premi aggiuntivi, non comportando una novazione del contratto originario, rimane applicabile la disciplina fiscale previgente. Infine, la risoluzione n. 111/E del 15 maggio 2003 ha chiarito che i contratti di assicurazione sulla vita stipulati entro il 31 dicembre 2000 e successivamente trasformati in polizze “unit linked” non costituiscono ipotesi di “rinnovo” e, pertanto, continua ad applicarsi il trattamento fiscale vigente prima dell’entrata in vigore del richiamato D.Lgs. n. 47/2000, perché la trasformazione della polizza non viene considerata un rinnovo del contratto.

Per i contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni stipulati o rinnovati, invece, in anni precedenti e tuttora in corso, resta salva la previgente disciplina che, nel rispetto del limite massimo dei premi corrisposti di euro 1.291,14, delle condizioni di durata minima dei 5 anni e della non concedibilità di prestiti nello stesso periodo, per le polizze vita, consente di continuare a beneficiare della detrazione. Nell’eventualità della contemporanea presenza di una pluralità di contratti stipulati dal medesimo soggetto sulla base della “vecchia” e della “nuova” lettera f) dell’articolo 15, comma 1, del TUIR, il limite di euro 1.291,14 è da intendersi come l’importo complessivo sul quale calcolare la detrazione per ciascun periodo d’imposta.
 
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