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Trattamento tributario del diritto d’autore
14/04/2009Formano oggetto del diritto d’autore, secondo quanto indicato al Capo I del Titolo IX del Libro V del Codice Civile, rubricato “Del diritto d’autore sulle opere dell’ingegno letterarie e artistiche”, all’articolo 2575, “le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”. La tutela giuridica del diritto d’autore si realizza quindi quando le tipologie di opere dell’ingegno indicate dalla norma sono creative, rese pubbliche e riprodotte, ma la protezione opera solamente in presenza delle caratteristiche di “creatività, originalità e novità” (Risoluzione n. 145/E del 28 giugno 2007).

I proventi derivanti dallo sfruttamento delle opere dell’ingegno di carattere creativo sono considerati, secondo quanto previsto dall’articolo 53, comma 2, lettera b) del TUIR, redditi assimilati di lavoro autonomo.

E’ presa quindi in considerazione dalla norma l’utilizzazione economica di alcuni tipi di beni immateriali quando detta utilizzazione non sia effettuata nell’esercizio d’impresa commerciale, poiché, in questo caso, il reddito che ne deriva, concorrendo a formare gli utili dell’impresa, non può acquistare la natura di reddito di lavoro autonomo.

Perché tali proventi possano rientrare nella categoria dei redditi di lavoro autonomo, l’utilizzazione deve avvenire ad opera della persona fisica nell’ambito della sua sfera economica privata. Ciò accade con minor frequenza per l’utilizzazione dei marchi di fabbrica e di commercio, mentre è più esteso il campo di applicazione delle utilizzazioni economiche, da parte di privati, di opere dell’ingegno, invenzioni industriali e simili.

Per quanto riguarda le opere dell’ingegno, sono svariate le forme di loro utilizzazione economica. La più ricorrente è costituita dal contratto di edizione con il quale l’autore concede, verso corrispettivo, a un editore l’esercizio del diritto di pubblicare, a spese di quest’ultimo, e di vendere l’opera.

Mentre, per quanto concerne le invenzioni industriali, la loro utilizzazione economica avviene comunemente mediante cessione verso corrispettivo del diritto di brevetto.

Le condizioni necessarie affinché i proventi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno rientrino nella tipologia reddituale del lavoro autonomo sono:
1) che si realizzi l’utilizzazione economica cioè la cessione o concessione di diritti su opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi a esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico;
2) che tale utilizzazione sia effettuata dall’autore o inventore;
3) che non sia realizzata nell’esercizio d’imprese commerciali.

L’articolo 34 della legge 21 novembre 2000 n. 342, che ha modificato il regime fiscale delle collaborazioni coordinate e continuative, in precedenza assimilate ai redditi di lavoro autonomo (lettera a, ora abrogata, del comma 2 dell’articolo 53 del TUIR), non ha interessato i proventi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno (lettera b del comma 2 dell’articolo 53 del TUIR).

Ai fini della determinazione del reddito derivante dalle predette utilizzazioni, il comma 8 dell’articolo 54 del TUIR dispone che la base imponibile, sulla quale calcolare l’imposta, è costituita dall’ammontare dei proventi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25% a titolo di deduzione forfetaria delle spese. Tale deduzione forfettaria è elevata, dal comma 318 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n.296 (Finanziaria 2007), al 40% per i soggetti di età inferiore a 35 anni.

Lo speciale sistema di determinazione forfettaria previsto per questo particolare tipo di reddito rispetto alla determinazione analitica prevista per quelli propri di lavoro autonomo, si ricollega alle oggettive difficoltà, tenute presenti dal legislatore, in relazione alla speciale natura dei redditi in questione che non consente, in ogni caso, un’esatta e puntuale documentazione di tutti gli oneri o spese sostenute (Risoluzione Ministeriale del 3 dicembre1977, prot. 1207).

La deduzione non compete quando i redditi in questione derivano dall’utilizzazione economica di diritti acquisiti per successione o donazione (articolo 71, comma 1 del TUIR). Tra l’altro, in questo caso si tratta di redditi diversi (comma 1, lettera g dell’articolo 67 del TUIR).

Per coloro che cedono diritti su opere intellettuali, la misura della ritenuta è quella del 20%, stabilita dall’articolo 25, comma 1 del DPR n. 600/73 (applicabile anche alla generalità dei proventi per prestazioni di lavoro autonomo). Il corretto trattamento tributario dei compensi percepiti dall’autore fiscalmente residente in Italia è dunque il seguente: i proventi sono prima ridotti in misura forfettaria del 25%, o del 40% se il percettore è di età inferiore a 35 anni, e successivamente assoggettati a ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%.

Ad esempio: un compenso di 1.000 euro, erogato ad un quarantenne, è fiscalmente imponibile per 750 euro, e la misura della ritenuta sarà di 150 euro, sicché l’autore percepirà effettivamente 850 euro, ma pagherà l’IRPEF e le relative addizionali solamente su 750 euro, e la ritenuta operata sarà portata in diminuzione del carico tributario complessivo.

Riguardo all’imponibilità dei proventi conseguiti da autori che hanno il proprio domicilio fiscale al di fuori dei confini nazionali, la maggior parte delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia prevede che i redditi provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato contraente, che ne è il beneficiario effettivo, siano imponibili in detto altro Stato (di residenza).

Tuttavia, tali canoni sono imponibili anche nello Stato contraente dal quale essi provengono ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma, se la persona che percepisce i canoni ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta applicata non può eccedere una determinata percentuale fissata da ogni singola Convenzione. L’articolo 25 del DPR n. 600/73 prevede che i soggetti indicati nel primo comma dell’articolo 23 del DPR 600/73, che corrispondono a soggetti non residenti nel territorio dello Stato compensi di cui alla lettera b) dell’articolo 53 del TUIR (utilizzazione economica di opere dell’ingegno), devono operare sulla parte imponibile di dette somme una ritenuta d’acconto. La misura di tale ritenuta, se è stata stipulata con lo Stato di residenza del percettore una Convenzione contro le doppie imposizioni, è in genere fissata nel comma 2 dell’articolo 12 della Convenzione stessa. Alcune Convenzioni prevedono deroghe rispetto a queste previsioni.

E’, ad esempio, il caso dei “canoni a titolo di diritto d’autore e gli altri analoghi compensi relativi alla produzione o riproduzione di opere letterarie, drammatiche, musicali o artistiche, ivi comprese le pellicole cinematografiche e le pellicole o registrazioni per trasmissioni radiofoniche e televisive”, di cui al paragrafo 3 dell’articolo 12 della Convenzione Italia-Germania, che sono imponibili in Germania e sugli stessi non deve essere operata, in Italia, alcuna ritenuta alla fonte (Risoluzione n.12/E del 9 febbraio 2004).
 
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