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Tutto si può pagare in comode rate, anche le tasse!
23/12/2009In momenti di grande difficoltà economica, come quelli attuali, anche trovare i soldi per pagare le “tasse” può rappresentare un grosso problema, soprattutto se si tratta di importi di una certa consistenza. Il nostro ordinamento, in molti casi, mette a disposizione dei contribuenti la possibilità di effettuare pagamenti rateizzati delle imposte dovute.

L’opportunità di pagare a rate, come prevedibile, non è un servizio fornito gratuitamente, infatti, i contribuenti che vi accedono devono corrispondere interessi e, in alcuni casi, fornire anche garanzie.
Di seguito esaminiamo le forme consentite di rateazione.

Rateazione di saldo e 1° acconto.

Tutti i contribuenti possono versare in rate mensili le somme dovute a titolo di saldo e di acconto delle imposte (compresi i contributi risultanti dal quadro RR relativi alla quota eccedente il minimale), ad eccezione dell’acconto di novembre che deve essere versato in un’unica soluzione. In ogni caso, il pagamento rateale deve essere completato entro il mese di novembre.

La rateazione non deve necessariamente riguardare tutti gli importi.

Ad esempio, è possibile rateizzare il primo acconto IRPEF e versare in un’unica soluzione il saldo, o viceversa. Il numero massimo di rate è sette. I dati relativi alla rateazione devono essere inseriti nello spazio “rateazione/…” del modello di versamento F24.

Sugli importi rateizzati sono dovuti gli interessi nella misura del 4 per cento annuo.da calcolarsi secondo il metodo commerciale, tenendo conto del periodo decorrente dal giorno successivo a quello di scadenza della prima rata fino alla data di scadenza della seconda.

Gli interessi da rateazione non devono essere cumulati all’imposta, ma devono essere versati separatamente. Rateazione delle somme dovute in base alle comunicazioni da controllo automatico o formale L’articolo 3-bis del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 462, introdotto dall’articolo 1, comma 144 della Finanziaria 2008 ha previsto la possibilità di rateizzare le somme richieste mediante le comunicazioni di irregolarità e di liquidazione.

 È possibile usufruire, infatti, della dilazione non solo per le somme che sono dovute a seguito di controllo automatico (articoli 36-bis, DPR n. 600 del 1973, e 54-bis, DPR n. 633 del 1972) o formale (articolo 36-ter del DPR n. 600 del 1973), ma anche per quelle relative ai redditi soggetti a tassazione separata. In particolare: - se le somme dovute non sono superiori a 2.000 euro (fino a 500 euro se derivanti dalla tassazione separata) possono essere versate in un numero massimo di sei rate trimestrali di pari importo.

La dilazione può essere concessa dall’ufficio, su richiesta del contribuente, solo nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà dello stesso.

La richiesta deve essere presentata entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione; - se le somme dovute sono superiori a 2.000 euro e fino a 5.000 euro (da 501 a 5.000 euro se derivanti dalla tassazione separata) possono essere versate in un numero massimo di sei rate trimestrali di pari importo.

In questo caso la dilazione è di diritto e perciò il contribuente non deve presentare alcuna richiesta; - se gli importi dovuti sono superiori a 5.000 euro e fino a 50.000 euro (anche derivanti dalla tassazione separata), possono essere versati in un numero massimo di venti rate trimestrali di pari importo.

Anche in questo caso la dilazione è di diritto; - se le somme dovute sono superiori a 50.000 euro, possono essere versate in un numero massimo di venti rate trimestrali di pari importo prestando le garanzie previste dalla legge, che devono essere prodotte all’ufficio entro dieci giorni dal versamento della prima rata.

La dilazione è subordinata, quindi, al rilascio di apposita garanzia (commisurata al totale delle somme dovute, comprese quelle a titolo di sanzione in misura piena, e di durata pari 2 Tasso applicabile in relazione alle dichiarazioni presentate dall’1/7/2009 (articolo 5, comma 1, DM 21/05/2009).

Precedentemente era il 6 per cento. 3 al periodo di rateazione aumentato di un anno), prestata mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, ovvero rilasciata da un consorzio di garanzia collettiva dei fidi iscritto negli elenchi di cui agli articoli 106 e 107 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.

In alternativa a queste garanzie, l’ufficio può autorizzare che sia concessa dal contribuente, ovvero da terzo datore, ipoteca volontaria di primo grado su beni immobili di esclusiva proprietà del concedente, per un importo pari al doppio delle somme dovute, comprese quelle a titolo di sanzione in misura piena.

 Sono a carico del contribuente le spese di perizia, di iscrizione e di cancellazione dell’ipoteca. L’importo della prima rata deve essere versato entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.

Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al tasso del 3,5 per cento annuo, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione.

Le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre. Il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza dalla rateazione e l’importo dovuto per imposte, interessi e sanzioni in misura piena, dedotto quanto versato, è iscritto a ruolo.

La notificazione delle cartelle di pagamento conseguenti a dette iscrizioni a ruolo è eseguita entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di scadenza della rata non pagata. Se è stata prestata garanzia, l’ufficio procede all’iscrizione a ruolo dei suddetti importi a carico del contribuente e dello stesso garante o del terzo datore d’ipoteca, qualora questi ultimi non versino l’importo dovuto entro trenta giorni dalla notificazione di apposito invito contenente l’indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa.

Nei casi di decadenza dal beneficio della rateazione, non è più ammessa la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo di cui all’articolo 19 del DPR 29/09/1973, n. 602 e successive modificazioni.

Rateazione delle somme dovute in base all’avviso di liquidazione dell’imposta sulle successioni Il contribuente, al quale sia notificato l’avviso di liquidazione dell’imposta di successione può chiedere all’ufficio la dilazione del pagamento ai sensi e per gli effetti dell’articolo 38 del D.Lgs. n. 346 del 1990. In tal caso al contribuente potrà essere concesso di eseguire, entro sessanta giorni da quello in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione, il pagamento nella misura non inferiore al 20 per cento delle imposte, delle sanzioni amministrative e degli interessi di mora, e per il rimanente importo in rate annuali posticipate.

La dilazione, che deve essere richiesta contestualmente al primo pagamento, non può estendersi oltre il quinto anno successivo a quello dell’apertura della successione ed è accordata entro novanta giorni dalla data della richiesta.


La rateizzazione è subordinata, quindi, al rilascio di apposita garanzia, prestata mediante ipoteca o cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato al valore di borsa, o fideiussione rilasciata da istituto o azienda di credito o polizza fideiussoria rilasciata da impresa di assicurazioni autorizzata.

 Il contribuente può, in ogni caso, ottenere la dilazione se offre di iscrivere ipoteca su beni o diritti compresi nell’attivo ereditario di valore complessivo superiore di almeno un terzo all’importo da dilazionare, maggiorato dell’ammontare dei crediti garantiti da eventuali ipoteche di grado anteriore iscritte sugli stessi beni e diritti. Il contribuente, salva l’applicazione delle sanzioni stabilite per il ritardo nel pagamento, decade dal beneficio della dilazione se non provvede al pagamento delle rate scadute entro sessanta giorni dalla notificazione di apposito avviso.

E’ tuttavia in facoltà dell’ufficio competente di concedere una nuova dilazione. Rateazione dei debiti tributari per estinguere i ruoli Il contribuente destinatario di una cartella di pagamento, nell’ipotesi in cui si trovi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà (presupposto prescritto dall’articolo 19 del DPR 29/09/1973, n. 602), potrà richiedere all’agente della riscossione la rateazione degli importi iscritti a ruolo.

Possono costituire temporanea situazione di obiettiva difficoltà, ad esempio: - la carenza temporanea di liquidità finanziaria; - la precaria situazione reddituale; - insorgenza, nel nucleo familiare, di una grave patologia che abbia comportato ingenti spese mediche; - la contestuale scadenza di obbligazioni pecuniarie, anche relative al pagamento di tributi o contributi; - la trasmissione ereditaria dell’obbligazione iscritta a ruolo; - lo stato di crisi aziendale dovuto a eventi di carattere transitorio, quali situazioni temporanee di mercato, crisi economiche settoriali o locali, processi di riorganizzazione, riconversione o ristrutturazione aziendali.

Con il nuovo articolo 19 del DPR n. 602 del 1973, così modificato dai commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 36 del D.L. n. 248 del 2007, convertito dalla Legge 28/02/2008, n. 31, non è più l’ente creditore a dover valutare i presupposti della condizione per la concessione di tale beneficio, ma tale competenza viene attribuita all’agente della riscossione che può concedere la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino a un massimo di 72 rate mensili (in precedenza le rate erano 60).

Per le rateizzazioni di somme superiori a 50 mila euro non sono più previste garanzie.

In caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate:

a) il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione;

b) l’intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente e automaticamente riscuotibile in unica soluzione;

c) il carico non può più essere rateizzato.

Sulle somme rateizzate si applicano gli interessi del 4 per cento per i ruoli resi esecutivi dall’1/10/2009, con un piano di ammortamento a scalare, cioè con rate costanti, in cui la quota capitale cresce e la quota interessi decresce in relazione al tempo della rateazione.

La dilazione delle somme dovute a seguito di acquiescenza all’avviso di accertamento

Quando il contribuente riceve un avviso di accertamento fondato su dati e valutazioni difficilmente contrastabili, nasce l’interesse a evitare i rischi di una lite, specie se si considera che con la rinuncia al ricorso è possibile ottenere una riduzione delle sanzioni. L’accettazione dell’atto, giuridicamente definita “acquiescenza”, comporta infatti la riduzione a 1/4 delle sanzioni amministrative, irrogate dagli uffici con gli avvisi di accertamento non impugnati, sia per le violazioni concernenti il tributo che per quelle relative al contenuto delle dichiarazioni. La rateazione in questi casi è concessa dall’articolo 15, comma 2, del D.Lgs. n. 218 del 1997. Le somme dovute possono essere versate anche ratealmente in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i 51.645,69 euro.

L’importo della prima rata deve essere versato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento. Sulle successive sono dovuti gli interessi al tasso del 3 per cento annuo, elevato al 3,5 per cento a decorrere dall’1/1/2010, calcolati dal giorno successivo a quello di scadenza del primo pagamento.

Per accedere alla rateizzazione, il contribuente deve prestare idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ovvero rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi), iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. La garanzia deve avere la durata di tutto il periodo di rateazione aumentato di un anno.

La dilazione delle somme dovute a seguito di accertamento con adesione Il contribuente, anziché proporre acquiescenza, può arrivare a un accordo con l’ufficio, riducendo, oltre che le sanzioni, anche le imposte o le maggiori imposte accertate e dovute a seguito dell’avviso di accertamento. L’articolo 8, comma 2, del D.Lgs. n. 218 del 1997 prevede, anche in questi casi, la rateazione in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i 51.645,69 euro.

La prima rata deve essere versata entro 20 giorni dalla redazione dell’atto di adesione. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio del 3 per cento annuo, elevati al 3,5 per cento a decorrere dall’1/1/2010 calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto di adesione.

E’ prevista la garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ovvero rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi), iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. 6 La garanzia deve avere la durata di tutto il periodo di rateazione aumentato di un anno.

La dilazione delle somme dovute a seguito di conciliazione giudiziale Il contribuente che abbia presentato un ricorso avverso l’avviso di accertamento può, con lo strumento della conciliazione, chiudere la lite in tempi brevi, evitando così il rischio e i costi di un eventuale proseguimento del contenzioso. La conciliazione giudiziale può essere realizzata sia in udienza sia fuori udienza. La conciliazione “in udienza” può essere avviata su iniziativa delle parti o dello stesso giudice. Se l’accordo viene raggiunto, viene redatto un verbale, in udienza, contenente i termini della conciliazione e la liquidazione delle somme dovute.

La conciliazione “fuori udienza” viene avviata formalmente una volta che sia intervenuto l’accordo tra l’ufficio e il contribuente sulle condizioni alle quali si può chiudere la controversia. In questa ipotesi lo stesso ufficio, prima della fissazione della data di trattazione, provvede a depositare presso la segreteria della Commissione una proposta di conciliazione con l’indicazione dei contenuti dell’accordo.

Se l’accordo viene confermato, il Presidente della Commissione dichiara, con decreto, l’estinzione del giudizio. Secondo quanto previsto dall’articolo 48, comma 3, del D.Lgs. 31/12/1992 n. 546, le somme dovute potranno essere versate anche in forma rateale e con garanzia. La somma da versare è frazionabile in un massimo di 8 rate trimestrali, ovvero di 12 per gli importi superiori a 51.645,69 euro. La prima rata deve essere versata entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale o dalla data di comunicazione del decreto presidenziale.

Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio del 3 per cento annuo, elevato al 3,5 per cento a decorrere dall’1/1/2010, calcolati dal giorno successivo a quello di redazione del processo verbale o a quello di comunicazione del decreto presidenziale di estinzione del giudizio. Il contribuente deve fornire garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ovvero rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi), iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. La garanzia deve avere la durata di tutto il periodo di rateazione aumentato di un anno.

La dilazione delle somme dovute in base alla definizione del processo verbale di constatazione Il contribuente può prestare adesione anche ai verbali di constatazione. L’adesione può riguardare esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione e deve intervenire entro i 30 giorni successivi alla data della consegna dello stesso verbale mediante comunicazione al competente Ufficio dell’Agenzia delle entrate e all’organo che lo ha redatto.

Se il contribuente aderisce al processo verbale di constatazione potrà versare gli importi dovuti in maniera rateale come previsto dall’articolo 5-bis, comma 3, del D.Lgs. n. 218 del1997. La somma da versare è frazionabile in un massimo di 8 rate trimestrali, ovvero di 12 per gli importi superiori a 51.645,69 euro. 7 Ai fini dell’adesione ai processi verbali di constatazione, il pagamento della prima o dell’unica rata dovrà avvenire entro 20 giorni dalla notifica dell’atto di definizione dell’accertamento parziale.

Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio legale calcolati dal giorno successivo alla data di notifica dell’atto di definizione dell’accertamento parziale.

Per il pagamento delle somme dovute deve essere utilizzato il modello di delega unica di pagamento F24, sia per le imposte e gli interessi sia per le relative sanzioni. La dilazione delle somme dovute in base agli inviti al contraddittorio Se il contribuente riceve dall’ufficio un invito a comparire, può aderire ai contenuti dell’invito mediante comunicazione al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate e con il versamento della prima o dell’unica rata, entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione.

Se il contribuente intende aderire ai contenuti dell’invito al contraddittorio potrà versare gli importi dovuti in maniera rateale come previsto dall’articolo 5, comma 1-ter del D.Lgs. n. 218 del 1997. Le somme dovute sono dilazionabili, senza la prestazione di alcuna garanzia, in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo ovvero di dodici rate trimestrali se le somme dovute sono superiori a 51.645,69 euro. Inoltre, per espressa previsione dello stesso comma 1-ter dell’articolo 5, sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio legale calcolati dal giorno successivo a quello del primo versamento e fino alla data di scadenza di ciascuna rata.

Per il pagamento delle somme dovute deve essere utilizzato il modello di delega unica di pagamento F24, sia per le imposte e gli interessi sia per le relative sanzioni.
 
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